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Aquae Mundae

L’acqua è protagonista quasi invisibile in questo progetto fotografico.
Acque pure, ma acque invisibili. Acque che un tempo dissetavano gli armenti che in estate si fermavano per placare la loro sete presso gli  antichi fontanili. Acque che nutrivano i campi che si coltivavano, con fatica, nelle masserie.
Architetture rurali testimoni di una civiltà contadina che ha trasformato un “sitibondo” territorio arido e sassoso, attraverso un’attenta gestione dell’acqua piovana raccolta e conservata in cisterne e pescare, costruite con la pietra.
Nel territorio dell’Alta Murgia l’acqua è un elemento naturale preziosissimo. Le scarse precipitazioni e le caratteristiche carsiche del suolo fanno sì che  sia praticamente assente un’idrografia superficiale se pur,  la presenza di corsi d’acqua in epoche remote è dimostrata oggi dalla toponimia locale di alcuni luoghi (Acquatetta, Pantano, Torrenti di Pisciulo, etc). Da sempre quindi l’uomo si è ingegnato per  recuperare la maggior quantità di acqua caduta dal cielo, prima che il suolo la inghiottisse portandola ad alimentare la falda idrica sotterranea
La purezza e il valore di quell’acqua che è arrivata a salvare la Puglia con il più lungo acquedotto del mondo, ma anche quell’acqua che mai è arrivata, e che ha lasciato opere incompiute a deturpare la bellezza del territorio della nostra Murgia.
Attraverso questi scatti si intende far “vedere” una Murgia che lo sguardo, solitamente distratto dal colore, non vede. Ma non solo: luoghi e architetture sconosciute o invisibili, la cui presenza alle volte è data per scontata, ma che se osservati con attenzione sanno raccontare delle storie.

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